Coco

di Bernard-Marie Koltès

una performance interpretata e diretta da Teatrino Giullare

Scene  Cicuska
Traduzione di Luca Scarlini
Musica originale di Arturo Annecchino
eseguita in scena dall'autore 

Una produzione Teatrino Giullare

realizzata con il sostegno di COMUNE DI BOLOGNA, PROVINCIA DI BOLOGNA, REGIONE EMILIA-ROMAGNA ed il patrocinio di ALLIANCE FRANCAISE/DELEGATION CULTURELLE.
 

Casella di testo: teatrino giullare

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la prima volta presentato in Italia il testo incompiuto ed inedito che  Koltès ha dedicato a Gabrielle Chanel in arte Coco.

Una pièce incentrata sulla solitudine, uno dei temi principali di Koltès, sviluppato con umorismo e forza dialettica.

«Coco» con un ultimo soffio di energia si confronta con la sua domestica in un dialogo sospeso tra cielo e terra, in una messinscena di grande suggestione basata sul ruolo espressivo della luce, degli oggetti che prendono vita, apparizioni, sparizioni e sulla rivelazione sorprendente dei personaggi.

 

 

Teatrino Giullare ha deciso di costruire lo spettacolo proprio partendo dall'immagine, dalla forza del visivo e dello sguardo, la cura del dettaglio, la vibrazione dei silenzi così palpabili, dall'efficace intreccio di luci e ombre che si proiettano su una scenografia essenziale, sorta di muro che ci impedisce di vedere chi parla al di là. E mentre malinconiche note suonate da un pianoforte all'estremità della scena rompono il silenzio e l'attesa iniziale, vediamo apparire la sagoma di Coco e la sua immancabile sigaretta in mano. Si definisce già la sua sicura personalità, la sua raffinata eleganza, il suo gusto inequivocabile. Si delinea finemente nei dialoghi con Consuelo, sospesi e vagamente visionari, scanditi dalle due voci così diverse, l'una ruvida l'altra dolce e melliflua, entrambe appartenenti alla medesima bravissima attrice.         F. Sacco, Aprileonline

 

È un'interprete straordinaria a dar voce a entrambe le donne: arrochita e rabbiosa quella di Coco, cinica e irriverente quella di Consuelo. Ma le due voci - è questa l'invenzione scenica dello spettacolo - giocano a nascondersi, non lasciando mai intuire la loro provenienza. Chanel è un'ombra, poi un manichino, infine una maschera su un corpo sdraiato sotto le lenzuola dell'ultimo letto. Il quadro della scena porta memoria di un atelier, ma reso squallido e disadorno, per via dei fiori morti, dei busti e dei manichini in disordine. Le luci, gialle, fioche, domestiche, funeree, interrompono il buio, accompagnano e talora dirigono il ritmo dei dialoghi.    C. Titomanlio, Pisanotizie.it