Alla Meta

 

di Thomas Bernhard

 

 

interpretato, costruito e diretto da Teatrino Giullare
traduzione di

Eugenio Bernardi
produzione

Teatrino Giullare
con il sostegno di Comune di Bologna,
Provincia di Bologna, Regione Emilia-Romagna
 

progetto premio speciale ubu

 

Qui tutto si muove in modo innaturale che è poi la cosa più naturale del mondo.

Thomas Bernhard

 

 

Un confronto con il delirio verbale di Thomas Bernhard e con la vertiginosa profondità della sua scrittura.

L’umanità alterata dei personaggi di Bernhard si incontra felicemente con la poetica del Teatrino Giullare che ha fatto del rapporto tra umano ed artificio il proprio terreno di ricerca.

La messa in scena esalta, con soluzioni sceniche sorprendenti,  il ritmo e la natura fascinosamente ambigua della pièce.

 Una madre poco umana ed una figlia rigida preparano la loro consueta partenza per il mare; tra vecchi vestiti e vecchi ricordi, aleggia l’agitazione per l’imminente arrivo del nuovo e quasi sconosciuto compagno di viaggio.

Il rituale del fare e disfare le valige e la sensazione angosciosa di raggiungere una meta che già sappiamo essere deludente, raccontate da un grande autore spigoloso cinico lucidissimo controverso divertente e cupo. 

 

 

 

Un lavoro molto suggestivo […] Ai due attori oltre all’ingegno non manca il coraggio.

Renato Palazzi, Il Sole 24 ore

 

Avvincente. La forza della prosa di Thomas Bernhard misteriosamente si impone.

Masolino D’Amico, La Stampa

 

Squisita esecuzione. Raramente  il teatro italiano è stato in grado di rendere Bernhard in modo così esatto, e nello stesso tempo, proprio per rendergli giustizia, così velenoso.

Giulio Frafuso, Close up

 

Altissima la cura dell’immagine e la qualità dell’esecuzione.

Renato Palazzi, Delteatro

 

Un piccolo gioiello. […] Notevole coraggio drammaturgico. […]Quel che viene tolto alla parola riemerge con prepotenza, oltre che dal felice connubio attori-pupazzi, dai colori cupi, dalle voci distorte, dall’atmosfera da incubo.

Claudia Cannella, Corriere della Sera

 

Un felice “tradimento” che conserva tutto il perfido umorismo dell’originale.

Sara Chiappori, La Repubblica

 

Da vedere, e da riflettere.

Luca Vido, Il Giorno

 

Visivamente straniante, rigoroso, avvincente.

Piergiorgio Nosari, L’Eco di Bergamo

 

Un'operazione di sicura qualità, e ben recitata.

Ludovica Radif, Corriere Mercantile


Non c'è niente, ma sembra ci sia tutto.

Raffaele Riverso, La Repubblica (Genova)

 

Cupo, intenso e raffinato.

Laura Santini, Mentelocale.it

 

La scommessa è ampiamente vinta e il dramma di Bernhard trae efficacia e beneficio interpretativo.

Maria Dolores Pesce, dramma.it

 

Il lavoro sulla drammaturgia contemporanea di Enrico Deotti e della bravissima Giulia Dall’Ongaro si conferma oggi uno dei più notevoli nel panorama teatrale italiano e forse, si potrebbe dire, il sogno recondito di molti drammaturghi.

Lucia Cominoli, klpteatro

 

Allestimento unico, curato in ogni dettaglio, perfetta scenografia e costumi.

Donato Panico, Teatro.org


Un lavoro intenso ed affascinante.

Rosilio Tondelli, Nokoss

 

Un lavoro scritto per attori istrionici che hanno finito col trovare nei fantocci, inanimati, perfetti e disumani, la loro essenza, il più alto distillato.
Roberto Canziani, Il Piccolo

Lo spettacolo ha dimostrato come un'idea di “attore artificiale” è in grado di affrontare, approfondendoli , i temi e la complessa ambiguità di un testo come questo.
Claudio Melchior, Il Gazzettino

Una qualità di invenzione indiscutibilmente valida.
Fabiana Dellavalle, Messaggero Veneto

Teatrino Giullare riesce a catturare l'attenzione del pubblico, affascinandolo anche con l'ottima interpretazione degli attori.
Valeria Prina, Quartopotere

Uno spettacolo forte e chiaro, pieno di sfumature, che Giulia Dall’Ongaro ed Enrico Deotti rendono in modo magistrale e curioso. Spiazzano il pubblico, lo sorprendono, giocano con eleganza con i mezzi teatrali, creando qualcosa di mai visto. Da vedere. Elena Dalmasso, Teatro.org

Un perfetto congegno inorganico. Stefano Serri, Culture teatrali


 

 

 

 

 

 

 

foto Mauro Oggioni e Mario Sabbatani